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Cos’è la sharing economy?

 

Sharing Economy può tradursi, letteralmente, con “economia della condivisione” ed è un’espressione che vuole privilegiare un nuovo modello economico che parte dai reali bisogni dei consumatori con un approccio che mette in discussione i rapporti consolidati tra economia e società.

In realtà le origini della sharing economy risalgono ai tempi remoti; ad esempio gli alpeggi da sempre non vengono sfruttati solo da singole famiglie, ma sono un bene comune per l'intera comunità della valle. Anche strutture pubbliche come biblioteche, piscine o parchi sono a disposizione di tutti i membri di una comunità, anche se, in parte, risultano usufruibili solo a pagamento. Ciò che ha dato buoni risultati in ambito pubblico, viene ora scoperto, apprezzato e richiesto anche dai privati: quindi perché spendere soldi per un’automobile, quando si può noleggiare un veicolo a tempo? Oppure perché acquistare attrezzi sportivi che servono solo per poche ore, se è molto più conveniente noleggiarli a pagamento?

Condivisione, riuso, riutilizzo, condivisione: sono queste le parole chiave e le priorità delle tante realtà imprenditoriali nate negli ultimi anni e che utilizzano le tecnologie digitali per un modello di economia prettamente circolare, dove i consumatori mettono a disposizione competenze, tempo, beni e conoscenze per la creazione di legami virtuosi che si basano sull’utilizzo della tecnologia in modo relazionale. La share economy promuove in questo modo nuovi stili di vita, concentrando l’attenzione sul risparmio, sulla ridistribuzione del denaro, nonché sulla socializzazione tra gli utenti e perché no la salvaguardia dell’ambiente. In Europa il business della sharing economy vale 28 miliardi di euro l'anno, ma secondo i calcoli di PWC entro il 2025 si raggiungeranno 570 miliardi di euro. Secondo gli analisti, i settori più coinvolti nel boom della share economy saranno i trasporti, gli alloggi, la finanza collaborativa ed i servizi personali. Ne è un esempio TaskRabbit, che sposa le piccole necessità quotidiane con l’offerta di freelance (consegne, pulizie, accompagnamento e baby sitting). In principio fu Napster, il software che permetteva di condividere file musicali e film con utenti sconosciuti di tutto il mondo. E con cui, oltre a scambiarsi gratuitamente milioni di file, gli iscritti socializzavano tra loro. Sono bastati poco più di dieci anni perché quel modello ideato dai programmatori si replicasse in tutte le declinazioni possibili, arrivando a "produrre" vere e proprie multinazionali dello scambio. Ecco alcuni casi in cui il successo è arrivato velocemente.

Uber:

una app che attraverso lo smarthpone connette in pochi minuti l’utente con autovetture con autista: contratti il prezzo, paghi online e ti porta in giro in città. La società è valutata 62 miliardi di dollari.

AirBnb:

è il sito di condivisione per eccellenza, nato nel 2008 è uno dei punti di riferimento di qualunque turista: mette i contatto chi cerca una stanza o un appartamento con chi ha lo spazio. La società non è ancora quotata ma è valutata 30 miliardi di dollari.

Waze:

recentemente comperato da Google, è un’applicazione GPS migliore di un semplice navigatore dove i conducenti condividono in tempo reale le informazioni sul traffico.

BlaBlaCar:

il nuovo concetto di autostop: è un servizio che permette di offrire o richiedere passaggi in auto condividendo le spese di viaggio con un risparmio notevole, anche rispetto al costo del treno. La società è nata in Francia nel 2003, oggi è valutata circa 2 miliardi di dollari.

La sharing economy influenza l'economia?

La crescita esponenziale della sharing economy rappresenta indubbiamente un’opportunità per l’economia tradizionale e per tutta la collettività. L’importanza che rivestirà sempre di più nel panorama economico richiederà un’attenta analisi da parte dei legislatori. Dalle analisi delle autorità sulla compatibilità dei servizi erogati con i diversi interessi e norme sono risultate prese di posizione e pronunce giurisdizionali che hanno talvolta legittimato, talvolta vincolato, talvolta dichiarato illegittima la sharing economy.

Ma dubbi e timori non possono di certo arrestare questo inarrestabile sviluppo, in cui applicazioni digitali ben congeniate riescono a far combaciare perfettamente la domanda e l'offerta. Non dobbiamo dimenticare che questo aumento di sensibilità alla condivisione, di diffidenza verso alcune forme tradizionali di esclusività perché razionalmente ed economicamente poco fondate, si alimenta vicendevolmente con lo sviluppo di tecnologie digitali che consentono questo tipo di comportamenti. Il futuro sarà sempre più digitale e nuovi modelli di business digitali stanno già rivoluzionando la nostra economia. Teniamoci pronti!

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